L’OSS nel percorso pre e post-operatorio del paziente chirurgico
06/05/2026 By: Mei Team
L’OSS nel percorso pre e post-operatorio: dal triage organizzativo alla continuità assistenziale
Il percorso chirurgico non è un “evento” che si esaurisce in sala operatoria: è un processo articolato che attraversa più fasi (pre e post-operatoria) e coinvolge un’équipe multiprofessionale.
Un punto emerso con chiarezza: gli interventi non sono tutti uguali (programmati, necessari, urgenti) e cambiano tempi, priorità e intensità assistenziale. In ogni caso, però, l’obiettivo dell’équipe resta lo stesso: qualità e sicurezza dell’intervento, continuità di cura tra le fasi e attenzione al benessere psico-fisico della persona.
” L’Operatore Socio Sanitario (OSS) svolge un ruolo operativo e relazionale essenziale per garantire sicurezza, comfort, igiene, prevenzione delle complicanze e continuità delle cure.”
L’OSS nel percorso pre e post-operatorio: il senso dell’assistenza perioperatoria
Per assistenza perioperatoria si intende l’insieme delle attività che accompagnano la persona nel periodo che precede e segue l’intervento chirurgico, includendo anche i passaggi organizzativi e assistenziali tra il reparto, il blocco operatorio e il rientro.
In questo percorso l’OSS offre un contributo concreto, garantendo il mantenimento degli standard di igiene, pulizia e sanificazione e supportando la prevenzione delle infezioni; allo stesso tempo aiuta a ridurre rischi, incidenti e complicanze attraverso un’osservazione attenta, segnalazioni tempestive e un efficace supporto all’organizzazione.
Non meno importante è la dimensione relazionale: l’OSS può sostenere la persona sul piano emotivo, considerando che ansia e dolore sono frequenti e possono influenzare la risposta allo stress chirurgico.
In quest’ottica è fondamentale tenere conto anche dei fattori personali e culturali, perché credenze, abitudini e bisogno di rassicurazione incidono sull’ansia, sulla collaborazione e, di conseguenza, sul recupero.
Dalla preparazione al trasporto: attività dell’OSS nel perioperatorio
La fase pre-operatoria inizia quando viene definito l’intervento e si conclude con il trasferimento del paziente in sala operatoria: in questo periodo l’OSS lavora a stretto contatto con infermieri e medici svolgendo attività essenziali per sicurezza e organizzazione, a partire dalla corretta identificazione della persona, fino alla preparazione fisica secondo procedure e alla verifica del digiuno preoperatorio per ridurre il rischio di aspirazione.
Rientrano inoltre nella preparazione la rimozione di oggetti personali che possono interferire con sicurezza e monitoraggio (protesi mobili, gioielli, anelli, orologi, ecc.) e l’osservazione di eventuali variazioni dei parametri vitali, spesso influenzate anche dall’ansia, con registrazione secondo le procedure interne e segnalazione tempestiva di valori o condizioni fuori norma.
Il trasferimento dalla stanza alla sala operatoria non è un semplice passaggio logistico, ma una fase potenzialmente critica (cadute, traumi, disorientamento, disconnessione di presidi) che può prevedere più passaggi e l’attraversamento di aree filtro con percorsi differenziati “pulito/sporco” per questoinfettivo.
” l’OSS deve garantire un trasporto in sicurezza, tutelare privacy e dignità della persona e rispettare rigorosamente i percorsi e le procedure previste per l’igiene e la prevenzione del rischio “
Il post-operatorio: monitoraggio, comfort, prevenzione complicanze
La fase post-operatoria include la permanenza in sala risveglio e il successivo trasferimento in reparto. L’obiettivo è favorire una ripresa sicura e progressiva, intercettando precocemente segnali di criticità.
Tra gli elementi osservativi richiamati: parametri vitali, dolore e diuresi. La diuresi merita particolare attenzione perché può rappresentare un indicatore utile nell’osservazione complessiva del paziente nel post-intervento.
Il dolore, inoltre, va monitorato e segnalato quando non è adeguatamente controllato o quando aumenta. È stata sottolineata anche l’importanza di osservare l’eventuale comparsa di febbre e altri segnali compatibili con rischio infettivo, attivando la segnalazione al personale infermieristico/medico secondo procedure.
Le attività di igiene e comfort (cambio biancheria, cura dell’ambiente, gestione del paziente sporco o sudato) non sono “secondarie”: incidono su benessere, collaborazione e recupero. Infine, quando clinicamente consentito e in collaborazione con infermieri, la mobilizzazione precoce riduce complicanze e favorisce la ripresa funzionale.
Dimissione e continuità assistenziale: cosa valutare e cosa segnalare
Se il decorso post-operatorio è regolare, si avvia la pianificazione della dimissione, che non riguarda solo “quando” il paziente lascia l’ospedale, ma soprattutto “come” proseguirà l’assistenza a domicilio o in altra struttura.
L’OSS può fornire un contributo rilevante attraverso l’osservazione e la comunicazione tempestiva all’équipe del livello di autonomia nelle attività quotidiane (igiene, alimentazione, vestirsi), nella capacità di deambulazione e il rischio di caduta, dell’eventuale necessità di ausili (deambulatore, carrozzina, rialzi, presidi per il bagno) e la tolleranza allo sforzo.
È importante considerare anche il contesto abitativo, segnalando la presenza di barriere architettoniche (scale, assenza di ascensore, spazi ridotti) e la reale disponibilità di una rete di supporto (familiari o caregiver, continuità della presenza, competenze minime per l’assistenza).
Rientrano tra gli elementi utili da monitorare e riferire anche la gestione del dolore, la comprensione delle indicazioni ricevute, eventuali difficoltà comunicative o cognitive e i bisogni di rassicurazione, perché possono incidere sull’aderenza alle raccomandazioni e sulla sicurezza al rientro. .
“In base al quadro clinico e sociale, può risultare appropriata l’attivazione di servizi territoriali e percorsi di continuità assistenziale, con l’obiettivo di ridurre il rischio di rientri impropri e complicanze, favorendo un recupero più stabile e monitorato.”.


